I numeri del circuito mediatico-finanziario e le parole di Draghi

Lo spread tra i Btp e i Bund tedeschi, che aveva toccato mercoledì i 546 punti per chiudere a 518 punti, è sceso ieri a 473 punti, mentre l’indice Mib ieri ha chiuso addirittura con un più 5 per cento. Lo spread è prima salito vertiginosamente perché l’agenzia di rating Moody’s aveva rivisto al ribasso la tripla A del Fesf, il Fondo europeo di stabilizzazione finanziaria, da stabile a negativo, in conseguenza della analoga valutazione della Germania.
10 AGO 20
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"Non commentiamo le parole di Draghi, ma ribadiamo che la Bundesbank non ha cambiato opinione sul Securities Markets Programme", ovvero il programma di acquisto di titoli di Stato da parte dell'Eurotower. Una portavoce della banca centrale tedesca conferma cosi' all'Adnkronos la linea dura emersa dopo l'intervento di ieri del presidente della Bce, che aveva fatto ventilare l'ipotesi di un nuovo e più attivo ruolo dell'Eurotower nella gestione della crisi del debito". La portavoce ribadisce anche che la Bundesbank "per quanto riguarda il fondo salvastati Efsf si attiene alla linea del presidente Weidmann e a quanto detto poche settimane fa a Berlino".
Lo spread tra i Btp e i Bund tedeschi, che aveva toccato mercoledì i 546 punti per chiudere a 518 punti, è sceso ieri a 473 punti, mentre l’indice Mib ieri ha chiuso addirittura con un più 5 per cento. Lo spread è prima salito vertiginosamente perché l’agenzia di rating Moody’s aveva rivisto al ribasso la tripla A del Fesf, il Fondo europeo di stabilizzazione finanziaria, da stabile a negativo, in conseguenza della analoga valutazione della Germania. Poi è precipitato perché Mario Draghi ha dichiarato che la Bce è pronta a intervenire sul mercato dei titoli pubblici, mentre il ministro delle Finanze austriaco aveva ipotizzato che la Bce potrebbe finanziare con prestiti allo 0,75 per cento il Mes, il Meccanismo europeo di stabilizzazione finanziaria, destinato a succedere al Fesf, così da consentirgli acquisti di titoli europei per un ammontare molto superiore ai 500 miliardi della sua dotazione. L’asta dei Ctz, i buoni del tesoro biennali a tasso zero, è andata meglio delle previsioni ieri: non è chiaro se ciò dipenda dall’influenza di queste “voci” vaganti, chiamate “rumors”, o dal fatto che la domanda comunque è stata maggiore di quel che si pensasse, perché chi la effettua tiene conto di altre variabili dettate dalla realtà anziché dall’immaginazione dei valutatori.
Oramai ci troviamo in una specie di ottovolante determinato dagli indici, che salgono e scendono, che vengono rilevati nei diversi mercati da agenzie di valutazione, che a loro volta si muovono sulla base non tanto di fatti oggettivi, quanto di “voci” e dichiarazioni. Ma nella sostanza gli scambi effettivi, che fanno sì che questi indici salgano o scendano, spesso sono minimi o, al netto delle operazioni a termine allo scoperto, addirittura nulli.
D’altra parte non è nemmeno chiaro chi e come rilevi questi indici. Quelli del Mib della Borsa di Milano sono medie aritmetiche rilevate dalla Borsa di Londra da cui essa dipende con una metodologia in parte oscura. Ma ancora più oscuro è il metodo adottato dalla agenzia Bloomberg per rilevare, da New York, tramite grandi banche, gli spread dei titoli pubblici a lungo termine degli stati membri dell’Unione europea sul mercato secondario, in cui se ne possono scambiare pochi o tanti, in contanti o a termine, con diversa vita residua, in parte a cura delle banche medesime che fanno tali rilevazioni. Spesso questi spread salgono prima delle aste, quasi a preparare un mercato del compratore e dopo di esse scendono. E le notizie che vengono utilizzate per giustificare questi ondeggiamenti spesso non riguardano fatti, ma esternazioni, suscettibili di interpretazioni.
Proprio come gli screditati rating. Più che gli indici, deve contare la realtà.